Daniele Gargano è uno psicologo e psicoterapeuta Italiano. Si è trasferito in Polonia e lavora a Varsavia dove da 5 anni vive con la sua famiglia. La sua esperienza professionale è molto curiosa. Dopo aver lavorato per molto tempo nel settore della riabilitazione psichiatrica e nel campo della disabilità, ha lasciato l’Italia per seguire la libera professione. Ha un suo studio dove riceve i suoi clienti in persona, al tempo stesso lavora online, occupandosi dei problemi degli Italiani che come lui sono emigrati in ogni angolo del mondo.

Salve Daniele, quì a Varsavia lavori con clienti che provengono da tutta Europa e non solo. Da quali paesi provengono la maggioranza dei tuoi clienti?

Inizialmente mi sono occupato di Italiani e Polacchi, per la maggior parte persone che sono venute quì per lavoro ma anche coppie Italo-polacche. Successivamente ho avuto la possibilità di iniziare a lavorare con persone di altre nazionalità anche al di fuori dell’Europa. Al momento ho clienti da praticamente ovunque, Nord Africa, Polinesia Francese, Haiti… Questo mi porta al confronto con culture diverse e conoscere altre stili di vita. Conoscere il background di un cliente è molto importante nel processo terapeutico per cui ogni volta occorre sintonizzarsi sugli aspetti della sua cultura.

Interessante! Non immaginavo, che in Polonia arrivano persone da terre così lontane.

Si, in questo momento in Polonia si riversano professionisti da tutto il mondo, senza dubbio.

Sappiamo che l’Italia è un paese abbastanza diversificato per quanto riguarda le sue regioni. La mentalità della Polonia è fortemente influenzata dalla sua storia. Comunque, a prima vista, quale sono le differenze fra i Polacchi e Italiani?

In questo momento storico i media descrivono la Polonia come un paese che si sta chiudendo e che si sposta sempre più a destra. La Polonia è certamente un paese molto tradizionalista, in cui il nazionalismo gioca il suo ruolo, ma è un ruolo storico che va capito. In realtà io ho trovato la Polonia molto ospitale e molto attenta a ciò che avviene nei paesi esteri. I Polacchi sono grandi viaggiatori e sono pronti ad incontrare nuove culture. Da quando vivo qui capita spesso che perfetti sconosciuti si fermino a parlare con me, solo per il fatto che sentono parlare Italiano. Non sono io ad essere speciale ovviamente, ma probabilmente quel che rappresento per loro. Credimi, questo fa un grande piacere, anche se quì puoi sentirti lontano da casa, l’ospitalità che ti viene riservata è magnifica. Se parliamo di differenze “a prima vista” la prima cosa che salta all’occhio forse è che noi italiani possiamo essere più calorosi, abbiamo un modo di fare che ci accomuna di più con i popoli che si affacciano sul Mediterraneo siamo molto “rumorosi” quando ci incontriamo. Non credo che si possa fare un discorso di migliore o peggiore, ma solo di diversità di cultura. In Polonia senza dubbio ho trovato un senso dell’ordine e della civiltà, un rispetto per le regole e per il vivere comune che nel mio paese sembra essere andato perso. Ad esempio quì in qualsiasi luogo tu entri, che sia un ufficio, un ambulatorio o un bar, la gente rispetta la fila. Ci sono tante piccole differenze che vedi nel quotidiano. Dettagli che ti fanno ben capire dove vivi. Quando cammini per strada a volte trovi degli oggetti smarriti messi bene in vista, un mazzo di chiavi, un cappello…hai la percezione che chi lo trova sa che quest’ oggetto appartiene a qualcuno e piuttosto che buttarlo via o portarlo a casa, lo mette in un posto dove tutti possano vederlo. Lo stesso è quando attraversi la strada, generalmente chi è al volante rallenta quando ti vede sulle strisce pedonali… piccole cose, che nel quotidiano fanno la differenza. Dopo cinque anni ho un idea mia sui polacchi. Di sicuro è un popolo che ha passato molti guai, storicamente parlando e sa quanto costa venire fuori da una situazione difficile.

Lavori molto con le coppie Italo-Polacche. Quale sono le differenze principali fra Italiani e Polacchi in questo aspetto?

Questo è un argomento molto delicato perché oltre alle problematiche che possono intercorre tra un uomo e una donna si sommano quelle legate agli aspetti culturali. Inoltre si corre sempre il rischio di generalizzare, comunque sia proverò a rispondere alla tua domanda basandomi sulla mia esperienza. Le differenze sono legate ai ruoli che i due sessi assumono all’interno della coppia, i loro valori e le loro aspettative. Come sempre ci sono coppie che vanno bene per molti anni, mentre altre fin dai primi tempi possono sperimentare delle difficoltà. La maggior parte delle coppie con cui lavoro ha un lui Italiano ed una lei polacca, sono la maggioranza. Alla donna polacca piace essere corteggiata e l’uomo latino in fase di conquista di certo non si risparmia. Aggiungiamo che in questo paese le donne storicamente hanno un ruolo molto forte, dominante e questo piace all’uomo latino, perchè si crea una forte affinità. Sul lungo termine poi vengono fuori le differenze culturali e con queste a volte anche i conflitti. L’italiano ha un ritmo più lento di fare le cose, riesce a vivere certi momenti con più tranquillità. Quì a volte questo “godersi la vita” viene scambiato con la pigrizia, ma non è niente di ciò. Questo è solo un esempio, poi il gap si estende a molte altre cose. Essendo due culture diverse, lo stesso concetto viene chiamato con la stessa parola, ma le differenze sono molteplici: non è detto che la stessa parola abbia lo stesso significato. Per questo spesso il mio è un ruolo di traduzione dei bisogni che viaggia su due canali, sia quello uomo donna, che quello culturale italo polacco. Ci sono moltissime altre osservazioni che si potrebbero fare. Il ruolo stesso di uomo e donna nei paesi Italia e Polonia assume delle sfumature differenti, per ruolo, credenze. Nei paesi mediterranei credo che vi sia più una fusione ed una condivisione di valori da parte dei due ruoli, mentre quì trovo di più una distinzione netta per quel che riguarda il lavoro, la cura dei figli, anche se le nuove generazioni stanno ribaltando tutto.

Com’è la donna Polacca secondo la tua opinione?

Grazie per la domanda, vedo che mi vuoi mettere nei guai adesso. La donna Polacca è senza ombra di dubbio determinata, forte, capace di caricarsi di tutto sulle proprie spalle, anche quando non le è richiesto. Quì molto più che in Italia vedo delle donne gestire dei ruoli di comando, vai a fare un colloquio e ti accorgi che il boss è una Pani. Non hanno paura, parlano chiaro e non si nascondono dietro al fatto che portano i tacchi alti. Sono dirette, sanno combattere se necessario, pretendono rispetto. Al tempo stesso qualche volta ho visto donne pagare per tutta questa” forza”: quando viene a mancare l’equilibrio sappiamo bene che si rischia di pagare dal punto di vista degli affetti, delle emozioni e questo vale in tutto il mondo. La natura prestabilisce dei ruoli, è difficile essere donna in carriera, madre, partner al tempo stesso.

Dal punto di vista di un terapeuta, qual’è la sfida principale dei Polacchi?

Quando venni le prime volte a Varsavia mi innamorai della cultura del “Pamiętamy”. Questa parola era scritta sui muri della città vecchia ed era un chiaro invito a non dimenticare certi eventi del passato che hanno modificato la storia di questo paese. Ricordo il mio primo 1 Agosto nella capitale, il suono della sirena alle 17:00 e la città che diventa immobile. In quel momento anche se non sei polacco non puoi non sentirti parte di tutto questo. Negli anni mi sono reso conto di quanto questa nazione viva in maniera drammatica le conseguenze di questi eventi del passato. E’ giusto ricordare il sacrificio che è stato fatto per il paese o altri eventi. Ad un certo punto però è necessaria un emancipazione in cui si lascia andare la parte dolorosa di questo passato. Il lutto è una fase necessaria in cui le emozioni legate alla perdita vengono rielaborate. Quando il lutto finisce si va avanti. Tuttavia quando vi sono delle manifestazioni popolari o nazionali, mi sembra di cogliere dei toni molto cupi, come se questo lutto non sia mai terminato. Credo che la sfida più grande per questo popolo sia fare pace con degli avvenimenti del proprio passato, l’occupazione nazista, quella sovietica, l’olocausto giusto per citarne alcuni. La sfida più grande della Polonia è forse guardare avanti ed amarsi di più

Che cosa potrebbero imparare i Polacchi dagli Italiani e viceversa?

Questa domanda mi fa molto sorridere… risponderò sulla base della mia esperienza personale, di quello che ho visto. E’ ovvio che storicamente ci sia un legame tra queste due nazioni e senza falso entusiasmo credo che possa esserci una comunicazione simmetrica tra queste due culture. Faccio un esempio, prima di trasferirmi quì ignoravo l’importanza ed il peso di una figura come Bona Sforza. Quando i Polacchi mi parlano di lei mi rendo conto di quanto questa sovrana sia vista come un qualcosa di positivo e di nuovo nella loro storia. A distanza di secoli apprezzano la presenza di questa icona nella loro formazione di popolo. E’ ovvio che il Polacco ha un’apertura necessaria per acquisire alcuni valori dall’italiano. Credo che l’Italianità permetta loro di guardare in modo più positivo alla vita.
Vengo dal regione Marche dove ufficialmente sono registrati circa 5000 Polacchi. Per la mia esperienza il Polacco in Italia si trasforma, come se fosse più portato ad apprezzare dei valori più legati al comfort che a casa sua ha la tendenza di sacrificare. Ripeto credo che i fattori storici e geografici abbiano avuto una forte influenza nella diversità con cui questi due popoli guardano alla vita. Anche gli italiani possono imparare molto dai polacchi. Chi viene quì non può non notare la concretezza con cui le nuove generazioni si lanciano in nuovi progetti, non è un caso che molti giovani imprenditori italiani si spostino su questo territorio dove al momento è un fiorire di idee e startup. Quì si ha la percezione che non tutto sia già stato scritto e avere un idea significa avere ancora una possibilità, qualcosa da dire.

Un’ultima domanda, che consiglio daresti agli Italiani che pensano di venire a vivere in Polonia?

Il mio consiglio è di partire con il piede giusto. La Polonia non è più quella di 20 anni fa per alcuni aspetti è un paese estremamente moderno, inutile venire con idee anacronistiche o inflazionate. Cercare di capire in che paese si sta entrando è un buon inizio, studiare la cultura, imparare la lingua, cogliere cosa questo paese possa riservarci e allora impiegare il proprio potenziale. Troppe persone vengono quì e si arenano professionalmente perchè non hanno capito la tendenza attuale. Anni fa i Polacchi venivano in Italia a lavorare come operai e badanti. Oggi regioni come il Trentino per citarne una, sono invase da Polacchi che arrivano come turisti e gli italiani si spostano quì per lavorare. Occorre avere la forza di partire da zero stringendo i denti di fronte alle difficoltà di adattamento, essere umili di fronte alla diversità. Personalmente ho trovato meno ideologie e più concretezza, più fare, meno parlare. Inoltre più meritocrazia, è vero che gli stipendi medi sono più bassi ma in molte aziende si ha la possibilità di crescere se si dimostra di avere i numeri. Per cui, è un consiglio, ma anche una regola che chi viaggia impara in fretta. Occorre sapersi adattare, abbandonare i propri schemi ed apprendere un nuovo modo di vedere le cose. Credo che non sia semplicemente una regola per chi si avventura in questo paese, ma più in generale un modo di vivere che può portarci al successo ed alla soddisfazione personale.

E questo detto vale per tutti i paesi del mondo! Con questo accento positivo ti vorrei ringraziare per questa conversazione!

Share This